Loading
 
 
Domenica 26 Maggio 2013

 
Speciali:
Anno della Fede. Il Vescovo scrive ai catechisti
INSIEME PER COSTRUIRE IL BENE COMUNE. La Diocesi di TERMOLI-LARINO incontra le realtĂ  imprenditoriali e produttive di ogni settore economico presente nel Basso Molise
San Timoteo a Termoli. La storia
Giovanni Paolo II a Termoli, un ricordo indelebile
Berberati, la fede che sfida le paure
 
Speciali della Diocesi di Termoli - Larino

San Timoteo a Termoli. La storia

Data: 18-04-2012

Termoli culla di Timoteo. Un culto dimenticato, una ricchezza poco valorizzata. Termoli, e con essa il Basso Molise, potrebbe diventare una “vera capitale” di un culto verso un Santo che tanti potrebbero venire a omaggiare e che ci invidiano soprattutto in Oriente. Con il rendere nota l’ultima scoperta riguardante San Timoteo, avvenuta durante le scorse settimane, Termoli potrebbe riaffermare e porre a conoscenza di tutti, con l’aiuto dei mezzi di comunicazione locali e nazionali, l’eccellenza che la vede custode delle reliquie di San Timoteo, discepolo prediletto dell’Apostolo Paolo. Di San Timoteo, molto già si conosce, ma a rendere più ricca questa conoscenza è il ritrovamento casuale della statua che era posta sulla facciata della Cattedrale di Termoli che, secondo gli esperti, potrebbe raffigurare proprio San Timoteo. Qualora fosse tutto confermato, il ritrovamento rafforzerebbe la certezza di un culto vivo da oltre settecento anni e che vedrebbe nel discepolo di San Paolo un riferimento per quella che, storicamente, è stata la città di passaggio tra oriente e occidente: il canale ove scambi commerciali e culturali fiorivano e impreziosivano il territorio.

15 febbraio 2012: il ritrovamento della statua. Allocata sulla facciata della Cattedrale di Termoli, nella parte destra del portale, la statua sparì nel 1948, (a detta di alcune testimonianze raccolte a suo tempo da don Marcello, allora parroco della Cattedrale) facendo perdere le tracce di se, ma nello scorso mese di febbraio, mentre si ripulivano dei locali siti nell’episcopio di Termoli, è stata rinvenuta una botola che immetteva in una specie di fossa. Questa fossa, lungo gli anni e soprattutto nel dopoguerra, è stata ricoperta di ogni cosa. Durante queste operazioni di pulizia, è scaturito quanto meno ci si potrebbe aspettare: tra il materiale deposto nella fossa sono stati rinvenuti un capitello integro e tre pezzi di una statua lapidea che corrispondono a quelli posti sul portale della Cattedrale di Termoli. Dopo tale rinvenimento, la Curia ha reso noto che la statua, che in parte è già sul portale, il capitello rinvenuto, e altri resti scultorei, che sono stati conservati in Cattedrale e in episcopio nei decenni passati, saranno restaurati e in parte ricollocati sulla facciata durante i lavori che la Soprintendenza del Molise inizierà nei prossimi giorni. Un ritrovamento importante che restituirà completezza e maggiore splendore alla Cattedrale di Termoli. Nei lavori realizzati qualche anno fa in episcopio si è messo in evidenza, con stupore, il capitello della parete angolare sinistra che in parte era murato nella parete del palazzo Vescovile. Raffigura una donna nuda che si copre che è certamente Eva.

San Timoteo nella storia. San Timoteo, discepolo prediletto dell’Apostolo Paolo, fu posto a capo della Chiesa di Efeso. San Timoteo è figlio della cultura ebraica e lavora con san Paolo, che lo forma. Timoteo fu “preso” da San Paolo in Asia Minore, a Listra, durante il suo secondo viaggio missionario e rimase quasi sempre con Paolo. San Timoteo diventa, negli anni, determinate per il cammino della fede cristiana. Dopo il martirio di Paolo, Timoteo, secondo la tradizione, guida la chiesa di Efeso fino alla morte, che parrebbe essere avvenuta nell’anno 97.

San Timoteo e Termoli: un legame antico. La spiccata identità di Termoli a essere un luogo strategico fin dal Medioevo, di approdo e transito verso l’Oriente, ha fatto di questo lasso di terra un crocevia di cultura che ha arricchito il territorio di rilevanti presenze che, di tanto in tanto, ritornano alla luce. Nessun luogo, nel mondo, rivendica il possesso delle reliquie di San Timoteo se non Termoli, e questa è la prima certezza da cui partire per evidenziare che la città adriatica è custode delle reliquie di uno dei Padri della Chiesa Universale. Ad avvalorare questa affermazione vengono in appoggio due evidenze:

1.    nella Cattedrale è conservato da secoli un reliquiario contenente il caput sancti Timothei.

2.    nel 1945 fu scoperta un’antica epigrafe che portò al recupero dei resti di un corpo che potrebbe essere quello del santo del quale nel 2008 è stata fatta l’ultima ricognizione i cui atti saranno pubblicati nel prossimo numero del bollettino diocesano.

Nella Cappella Vescovile di Termoli è conservato da secoli un reliquiario contenente un cranio quasi intero: il “caput sancti Timothei” che è attestato per la prima volta in una relazione ad limina del 1592, ma è certamente molto più antico: il suo aspetto, e la sua fattura, lo fanno datare al XII o al massimo al XIV secolo. Null’altro ricordava la presenza di Timoteo a Termoli, ma nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, vennero intrapresi, dei lavori nella Cattedrale, per rendere più visibile la tomba del santo patrono Basso alla venerazione dei fedeli. Durante gli stessi, l’11 maggio, avvenne il rinvenimento di una lastra di marmo grezzo lunga 1,10 m., larga 60 cm e spessa 6 cm circa, incassata solo in parte nel muro esterno dell’antica abside di destra dell’antica chiesa che copriva un loculo di forma quadrangolare contenente una cassetta di legno. Sulla faccia inferiore si poteva leggere un’iscrizione che diceva “IN nomine Christi amen. Anno Domini MCCXXXVIIII. Hic requiescit corpus beati Timothei discipuli Pauli apostoli, reconditum a venerabili Stephano episcopo Termulano una cum capitulo” (“Nel nome di Cristo, amen. Nell’anno del Signore 1239. Qui riposa il corpo del beato Timoteo discepolo di Paolo Apostolo, nascosto dal venerabile Stefano Vescovo di Termoli insieme con il Capitolo”). La cassetta di legno, che i testimoni del rinvenimento asseriscono essersi quasi interamente polverizzata al contatto con l’aria (più probabilmente fu dispersa) conteneva ossa umane che si presentavano all’esame obiettivo, come risulta dal referto conservato nell’Archivio Diocesano di Termoli, “fragili e friabili: caratteri questi che denotano l’antichità delle medesime. Di dette ossa alcune sono quasi integre, altre spezzate ed erose”. L’analisi necroscopica, eseguita il 14 maggio 1945 dal dottor Gino Sciarretta, alla presenza del Vescovo Oddo Bernacchia, del Capitolo Cattedrale e di alcuni testimoni, attestò che i resti appartenevano allo scheletro, quasi intero, di un adulto di sesso maschile e di età avanzata. Del cranio era presente solo una parte di mandibola, una di quelle mancanti nella reliquia del “caput sancti Timothei” già nota: si trattava dunque, probabilmente, delle ossa dello stesso individuo. La scoperta, annunciata e discussa scientificamente due anni dopo da Antonio Ferrua (Antichità cristiane. Le reliquie di San Timoteo, inLa Civiltà Cattolica, anno 97, vol.III, quad.2332, 9 agosto 1947, pp.328-336), fu dunque del tutto inaspettata; ma da nessuno fu messa in dubbio l’autenticità del reperto, anche se non era facile spiegare il perché del suo arrivo e della sua permanenza a Termoli, e soprattutto il motivo della perdita della memoria della sua presenza. Anzi, il cardinale di Milano Alfredo Ildefonso Schuster, che già nel 1925, al tempo in cui era abate di San Paolo a Roma, si era interessato della reliquia del capo, avanzò la richiesta (non accolta) di trasferire il corpo di Timoteo a Roma, perché fosse deposto a fianco del luogo, sotto l’altare della basilica, in cui la tradizione e le fonti attestano la cassa contenente i resti mortali di Paolo; e lo stesso papa Pio XII ne riconobbe l’autenticità con una bolla in data 25 aprile 1947.

Il Corpo del Santo a Termoli. Secondo ipotesi, anche se finora non si hanno documenti in tal senso (ma non è escluso che qualche sorpresa potrebbero riservare indagini mirate nella tradizione manoscritta bizantina) è probabile che il corpo di Timoteo, portato via, come bottino e trofeo di guerra, da Costantinopoli dopo il 1204 sia arrivato a Termoli, o perché chi l’aveva preso era di Termoli, o perché approdato in Italia proprio in quel porto, dove la reliquia, per un qualche motivo che a noi sfugge, finì per rimanere. (L’ultima ipotesi avanzata da don Marcello nel 2005, grazie a ricerche condotte su testi pubblicati e conservati nell’attuale Dubrovnik, è che la reliquia del corpo sia stata acquistata dai Ragusei, come tante altre che arrivavano da Costantinopoli, e portata a Termoli negli anni in cui era attivo il cantiere della ricostruzione della Cattedrale, finanziato dagli stessi ragusei). L’occultamento fatto dal vescovo nel 1239 si spiega invece più facilmente con il timore che il corpo di Timoteo potesse venire rapito per gelosia (dunque nelle mani del vescovo rimase solo il capo, volontariamente separato dal resto, in casi estremi facilmente nascondibile e trasportabile); o forse proprio in previsione di un necessario abbandono della cittadina, determinato dall’attacco delle galee veneziane, alleate del Papa, contro Federico II, che negli anni 1239-1240 saccheggiarono le coste dell’Adriatico meridionale, ivi comprese quelle di Termoli e Vieste, come riportano cronache del tempo, o anche per proteggerlo dai rischi di scorrerie dei musulmani, non alieni dal saccheggio dei luoghi di culto e dal furto sacrilego dei corpi dei santi. La pratica del nascondimento era comune, e un altro esempio lo abbiamo nella stessa Cattedrale di Termoli, dove, sotto l’altra abside, venne occultato (ma in modo che restasse visibile il luogo della deposizione) anche il sarcofago di marmo del patrono san Basso, in profondità sotto un altro sarcofago vuoto. Di Timoteo, probabilmente a causa del breve periodo (circa 30 anni) di non nascosta permanenza del corpo prima dell’occultamento, si perse la memoria, nonostante rimanesse nota l’esistenza della reliquia del capo. La presenza dell’epigrafe ci testimonia naturalmente che il vescovo Stefano non aveva alcun dubbio di trovarsi di fronte ai resti mortali del discepolo di Paolo. E l’arrivo di Timoteo a Termoli fu talmente significativo che, con buona attendibilità, ad esso deve ricondursi la ricostruzione, dalle fondamenta, di una chiesa più grande, quella che ora vediamo, sopra la precedente.

La statua sul portale. Sul portale della Cattedrale di Termoli erano poste ben quattro statue, quella di San Basso, il patrono; questa appena rinvenuta e altre due di cui resta solo qualche traccia. La convinzione che quella rinvenuta sia attribuibile a San Timoteo è evidenziata soprattutto dalle evidenze iconologiche della raffigurazione che, in molti tratti, sono riconducibili a San Timoteo. Tale statua faceva parte del gruppo di destra ed era posta frontalmente sulla mensola del portale. Secondo le testimonianze, la statuina cadde nel 1948, quasi intera; ma non ci si preoccupò di risistemarla e così scomparve. Il ritrovamento del 15 febbraio 2012 la riconsegna alla naturale sistemazione. Tale statua è stata finora conosciuta solo attraverso fotografie risalenti agli anni trenta e conservate anche presso il gabinetto fotografico nazionale. (Una delle interpretazioni, ma errata, attribuirebbero alla statuina l’identità di S. Sebastiano per via di molte 'lunghe frecce' che qualche studioso ha confuso col panneggio della tunica. L'iconografia di S. Sebastiano è di solito di facile interpretazione poiché il santo viene raffigurato durante il martirio con le frecce conficcate nel corpo nudo). La statuina rinvenuta è completamente vestita di abiti liturgici episcopali che presentano un panneggio trattato plasticamente con richiami classici, con lunga tunica, grossa cintura nella vita e ampia casula; inoltre ha i piedi calzati dai sandali, la mano destra benedicente e la sinistra che sorregge un libro, rispecchiando così l'iconografia degli apostoli. È anche plausibile che il colto magister nel dover raffigurare Timoteo lo abbia immaginato ispirandosi alle lettere che S. Paolo gli scrisse, cioè come un giovane apostolo e non come vescovo di Efeso. L'individuazione di un santo è stata sempre basata su un attributo o più attributi specifici, (il libro in mano per gli apostoli-evangelisti, le frecce conficcate nel corpo nudo per San Sebastiano) più che sulle loro fattezze fisiche o sulle imprese della loro vita; poiché per i fedeli poco abituati all'uso delle lettere e privi di solide conoscenze storiche, altri criteri d’individuazione avrebbero causato confusioni e incertezze.

Rielaborazione e sintesi degli studi di don Marcello Paradiso

e dell’architetto Nicola Di Pietrantonio.

Leggi anche: Termoli. Presentati i lavori di ristrutturazione: obiettivo rivalorizzare il culto di San Timoteo

« Elenco
 
Segnala Facebook Stampa Stampa Segnala Invia per e-mail
Diggita Twitter Technorati Yahoo! Google Del.icio.us