Il 24 gennaio 2026, presso la cappella dell’Istituto Sacro Cuore di Santa Croce di Magliano, il Vescovo Claudio ha incontrato i catechisti della zona.
L’incontro del vescovo con i catechisti è stato un momento diocesano profondo di comunione, preghiera, riflessione, condivisione e formazione. Dopo un momento di preghiera, ricco ed intenso, ed il saluto introduttivo, il Vescovo, in un’ottica di collaborazione, ha introdotto l’argomento invitando i catechisti a riflettere sulla sublimità e profondità di questa chiamata e del servizio dell’annuncio e ricordando che, innanzitutto, il catechista è sempre un discepolo. Il catechista è un testimone, chiamato a camminare all’altezza del volto che incontra non come un maestro, ma come colui che racconta e annuncia Gesù vivo e risorto. Essere catechisti significa dare testimonianza, continua il Vescovo, è un dono che genera missione, che spinge, sempre, oltre se stessi. E’ un dono ricevuto e dono trasmesso. Un catechista vive, sempre, questo movimento di “sistole-diastole”: “unione con Gesù- incontro con l’altro”. Il catechista è colui che fa eco alla parola di Dio e della Chiesa nella vita delle persone diventando “ voce” di Cristo. Non deve, dunque, trasmettere una dottrina, come fosse scuola, deve far conoscere una Persona : Cristo.
Ed è per questo che non si diventa catechisti per hobby, ma per vocazione. E’ vero, spesso, la vocazione si scontra con i nostri limiti, continua il Vescovo, tante volte vorremmo rispondere come Geremia :” Signore Dio, ecco io non so parlare…”ma, dobbiamo, allora, ricordare cosa il Signore ha risposto: “Io ti dirò cosa dire…”. Questa consapevolezza è impegnativa ma, anche, molto consolante. La riscoperta della vocazione e della missione laicale è uno dei doni più grandi che Dio ha fatto alla sua Chiesa in questo tempo. Avere il mandato per un effettivo esercizio è molto bello, perché la Chiesa, oggi più che mai, ha bisogno di uomini e donne che sappiano aiutare il presbitero ad annunciare, con le parole, ma, anche, con la testimonianza, la verità che ha colmato di gioia la loro esistenza. Ma tutto questo ha bisogno costante di formazione, vita spirituale e corresponsabilità della comunione, perché, essendo testimoni di un mistero deve incarnare la fede. Con i nuovi cammini siamo chiamati a passare da un modello scolastico-dottrinale ad una proposta che coniughi parola di Dio e vita. Come? Promuovendo l’unità, lavorando in equipe ed integrandosi pienamente nella vita della Chiesa.
TUTELA DEI MINORI
Don Guglielmo pone l’attenzione sulla tutela dei minori, affermando che, siccome il catechista svolge un ruolo educativo fondamentale nell’accompagnare i minori (ma anche gli adulti non autosufficienti) in un percorso di fede, la tutela degli stessi deve essere una priorità basata sulla prevenzione e creazione di ambienti sicuri per cui è importante articolare il servizio in tre ambiti: informazione e formazione, accoglienza, ascolto e accompagnamento. E’ fondamentale comprendere che il minore non è solo l’oggetto dell’azione pastorale ma è il vero soggetto di essa. E’ lui al centro della relazione di cura e di crescita e agli educatori spetta, solo, il compito di accompagnarlo nella scoperta delle sue attitudini ed aiutarlo ad orientarle verso il bene. E’ necessario, dunque, che coloro che sono scelti come formatori, manifestino delle adeguate virtù umane e morali e siano continuamente formati per un tale compito di accompagnamento, ma, anche, di vigilanza. Anche la collaborazione con le famiglie deve essere sempre attiva, precisa e chiara. Necessario intessere un’alleanza di fiducia entrando in dialogo e offrendo cammini di catechesi anche ai genitori.
CONCLUSIONE
A conclusione della riflessione, il Vescovo, ha sottolineato, ancora, l’importanza fondamentale della relazione, perché, dice, il Vangelo stesso è relazione, la Trinità è relazione. Non può esistere un catechista che non viva la comunità. Ogni sua azione verso i ragazzi deve rivelarsi occasione di crescita nella fede anche per gli stessi genitori. Il Vescovo conclude con l’invito a non scoraggiarsi anche quando, a primo impatto, si raccoglie un’estraneità e, quasi, una sostanziale indifferenza verso la proposta cristiana. Non abbiate paura, dice, non fermatevi sulla difensiva, abbattete le distanze, lavorate con pazienza e comprensione. Non perdete la gioia mai, anche in mezzo alla fatica, coltivate la familiarità con la parola di Dio, gustate la freschezza che umanizza, rigenera e sostiene l’impegno. Fermarsi davanti a Dio diventa così il cuore dell’esperienza catechistica: imparare a lasciarsi raggiungere e trasformare, per poi tornare ad annunciare con rinnovata gioia.


