Restauro e ricollocazione di alcune tele settecentesche nella chiesa madre di Tavenna

Il 7 maggio 2026, presso la chiesa madre di Santa Maria di Costantinopoli a Tavenna, alla presenza di S. E. Mons. Claudio Palumbo, del parroco don Michele Di Leo, dell’Amministrazione Comunale e dei cittadini, ha avuto luogo una piccola cerimonia di ricollocazione di sette tele settecentesche sottoposte a un lungo e delicato restauro. I dipinti, per molto tempo custoditi nell’oratorio parrocchiale, sono stati così riconsegnati alla comunità quale preziosa testimonianza di storia e di fede.

Il lavoro di recupero, iniziato nel 2023, è stato curato dagli studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli e ha riportato alla luce colori, profili e simboli quasi completamente occultati dalla patina del tempo. L’opera di un abile artigiano ha permesso poi di disporre i soggetti in modo da renderne agevole ed efficace la lettura. Fedeli e visitatori potranno ammirare questi tesori d’arte all’ingresso della chiesa, sulla parete sinistra.

In alto, al centro, è posta la figura di Santa Caterina d’Alessandria venerata dai popoli croati che tra il XV e il XVI secolo giunsero qui per sfuggire all’invasione ottomana. Ai lati sono rappresentati l’uccisione di Abele e il sacrificio di Isacco. Immediatamente in basso abbiamo una sequenza di quattro scene tratte dalla parabola evangelica del Buon Samaritano.

I riferimenti biblici e agiografici raccontano la fede, la devozione, le tradizioni e la nostalgia di uomini e donne che in terra straniera hanno dovuto costruire la loro nuova vita.

Così Santa Caterina, ragazza nobile e coraggiosa che si oppose con fermezza all’imperatore Massenzio rifiutandosi di rendere culto agli dèi pagani, diventa il simbolo dei popoli illirici che resistettero all’imposizione della fede islamica. L’uccisione di Abele rappresenta la morte cruenta e ingiusta dei cristiani mentre il sacrificio di Isacco raffigura coloro che scamparono al pericolo.

La parabola del Buon Samaritano descrive invece la triste vicenda della fuga e dell’arrivo sulle coste italiane. L’aggressione ricorda le persecuzioni ottomane, l’intervento del samaritano la cura di Dio durante le invasioni, il tragitto verso un ricovero la migrazione di questi popoli e infine la consegna all’albergatore il Signore che affida i profughi all’ospitalità degli abitanti delle nuove terre.

Ma le tele non sono solo una rievocazione simbolica di vicende del passato o un oggetto devozionale. Esse sono l’espressione dei sentimenti di un popolo che ancora oggi guarda con orgoglio alle proprie origini e integra perfettamente il senso di appartenenza alla comunità con quello identitario delle proprie radici.

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