Solennità dei Santi martiri larinesi Primiano, Firmiano e Casto, compatroni di Larino e diocesi

Particolari manifestazioni in onore dei Martiri Larinesi Primiano, Firmiano e Casto, si svolgono nella città frentana nel maggio di ogni anno. Si tratta di speciali cortei formati, tra l’altro, da centinaia di fanciulli con i caratteristici “Palii”, consistenti in lunghe aste di legno sulla cui sommità sono posti drappi multicolori e multiformi, finemente lavorati, che indicano il trionfo della fede ottenuto con il sacrificio della vita. Le date più significative sono quelle di metà mese, il 15 e il 16, giorni in cui, da tempo immemorabile, si rinnova la memoria del loro ‘dies natalis’.

La presenza cristiana nell’attuale territorio basso-molisano (e non solo) è documentata, all’inizio del IV secolo, proprio attraverso il loro sacrificio avvenuto durante la persecuzione decretata da Diocleziano tra il 303 e il 305

Il vescovo di Larino, lo storico Giovanni Andrea Tria, fa notare che “quanto fu chiaro in ogni tempo il culto di questi tre Santi […]; altrettanto sono ignote le memorie delle loro Sagre gesta […]”.

Ciò non deve destare meraviglia perché, come è noto, salvo qualche rara eccezione, non si hanno fonti storiche scritte, contemporanee o immediatamente successive, sulla vita e le opere di coloro i quali testimoniarono, agli albori del cristianesimo, la propria fede con il sacrificio della vita.

Anche per i Santi Larinesi, quindi, bisognerà attendere i secoli seguenti per trovare accenni consistenti in varie documentazioni. Erano tempi, però, in cui il campo dell’agiografia veniva invaso da colorite leggende che interessavano i martiri in particolare, specie i più popolari.

Su di loro, tra l’XI ed il XII secolo, fu redatto un prezioso manoscritto, anche se “in gran parte apocrifo”, contenente dati davvero interessanti, però mai preso in seria considerazione in passato perché ritenuto troppo intriso da narrazioni fantasiose. A tal proposito, ovviamente chi vuole, può consultare una mia pubblicazione (“Note inedite…”) data alle stampe nel 2024. Tra le informazioni più significative che emergono dal citato “Passionario” spicca quella della presunta fondazione della diocesi larinese a loro associata.

Per i primi secoli, oltre alla ininterrotta tradizione orale, esiste una preziosa documentazione archeologica. Si tratta di un tempio paleocristiano del IV o V secolo sorto, probabilmente, sul luogo del loro martirio avvenuto, secondo una plurisecolare memoria, mediante decapitazione. In quel sito venne rinvenuta una lapide, oggi non più esistente, posta sulla cavità dei loculi, di cui parla Tria. Non è da escludere che la lastra in questione possa essere stata posta sul sepolcro dei tre Martiri dai Benedettini che, proprio in quel posto, edificarono, tra l’VIII ed il X secolo, un loro monastero dedicandolo a San Primiano.

Tale complesso, intorno al 1300, venne assorbito dall’Ordine di Malta con il titolo della celebre “Commenda di San Primiano”. Per volere del vescovo di Larino Carlo Maria Pianetti (1705-1725), in quell’area venne edificata l’attuale chiesa di San Primiano, oggi chiusa dal cimitero omonimo.

Tra le prime testimonianze scritte riguardanti la particolare devozione verso i Martiri Larinesi sono da considerare anche i due “Atti di San Pardo”, Patrono principale di Larino e diocesi, redatti intorno all’anno Mille.

Ambedue le fonti si interessano di come, nell’842, i lesinesi ed i lucerini “presero di nascosto i due corpi dei Santi Primiano e Firmiano” da Larino, dove “riposavano, e li portarono a Lesina”, facendo rivivere l’atmosfera religiosa del tempo basata sui numerosi trafugamenti di reliquie, comuni durante tutto il Medioevo. Giovanni Battista Pollidoro, nel suo commentario del 1741, fa notare che quei larinesi scampati dalla strage operata dai Saraceni poco tempo prima, “sentirono che la più grande sventura era caduta sulla loro città, quando trovarono vuoti i venerati sepolcri dei Santi Martiri”.

Tria fa osservare che gli abitanti di Lesina, “de’ quali gran parte erano cittadini di Lucera”, anche prima dell’842, erano a conoscenza dei “prodigi, e miracoli, che si opravano in Larino per li meriti, e ad intercessione de’ Santi Martiri”, e quindi è facile supporre che già era abbastanza diffuso tra loro il culto verso quegl’Eroi della fede. Lo stesso Tria fa notare che i lesinesi “con gran pompa principiarono, e continuarono […] a celebrare la festa di S. Primiano, e S. Firmiano, come di loro Padroni li 15 Maggio”.

E’ opportuno ricordare che nella seconda metà del XVI secolo, Lesina fu distrutta da una inondazione del mare motivo per cui fu disposto, dai Governatori della Santa Casa dell’Annunziata di Napoli, dal 1411 feudataria del luogo, il trasferimento dei sacri resti nella città partenopea. La traslazione avvenne tra il 28 ed il 30 di aprile del 1598 e tuttora essi si trovano nella “Cappella del Tesoro”, appositamente realizzata, posta all’interno del grande tempio napoletano dedicato alla Santa Annunziata.

Il corpo di San Casto, probabilmente non rinvenuto in tempo utile per essere sottratto insieme agli altri due, restò sempre a Larino.

Sono numerose le prove scritte che attestano la venerazione dei tre Martiri nel secondo millennio. Si intende, in questa sede, citarne brevemente solo alcune.

Nel “Chronicon rerum memorabilium monasterii Sancti Stephani Protomartyris ad rivum maris” scritto dal monaco Rolando nel 1185 si parla di un altare, situato nell’abbazia benedettina di S. Stefano, posta nella parte meridionale dell’attuale costa abruzzese, “pro honore SS. Martyrum Primiani, Firmiani et Casti, et in eo illorum reliquiae fuerunt recenter repositae”.

I tre Santi Larinesi sono indicati in un ‘Martyrologium’ redatto, sul finire del XII secolo, su richiesta di un monastero benedettino posto in territorio di Foiano di Valfortore, nell’archidiocesi di Benevento (dove sorgeva anche un tempio dedicato a San Firmiano), fondato nel 1156 e distrutto da un terremoto nel 1450.

Inoltre, in un Calendario Liturgico dell’archidiocesi di Napoli del 1619 ordinato dal cardinale Carafa, figurano le orazioni da recitare in occasione della festività dei Santi Martiri Larinesi. Il ‘Proprio’ napoletano in questione fu poi inserito da Godefrido Eschenio negli ‘Acta Sanctorum’ dei Bollandisti.

La celebrazione della loro festa nella diocesi di Larino, dal 20 settembre 1741 ha assunto anche un maggiore significato per aver ottenuto, in quella data, l’approvazione ufficiale del papa Benedetto XIV. Quel ‘Proprio’, voluto dal vescovo Tria, contiene le orazioni e le lezioni di alcuni Santi particolari della circoscrizione ecclesiastica frentana, ed ovviamente quelle riguardanti i Santi Martiri Larinesi, con l’indicazione del grado con cui celebrare le loro festività.

 

Giuseppe Mammarella

Direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Termoli-Larino

Affresco del 1605 raffigurante i Martiri Larinesi accanto alle belve feroci ‘divenute miti’ presente nella basilica dell’Annunziata a Napoli.

Litografia ottocentesca di Francesco Apicella raffigurante il primo Martire Larinese San Primiano.

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