30 anni di sacerdozio per padre Angelo Gabriele Giorgetta: grazie a tutti

In via Makarska, a Montemitro, un abbraccio speciale fatto di accoglienza, incontri, relazioni, esperienze, sfide, progetti, difficoltà e speranze nella piena fiducia in Dio nostro Padre. Sabato 11 luglio 2026 tutti si sono ritrovati – e chi non ha potuto l’ha fatto con il cuore e la preghiera – per festeggiare i trent’anni dell’ordinazione presbiterale di padre Angelo Gabriele Giorgetta.

Un’occasione per rendere grazie al Signore del dono della vocazione e continuare a lodarlo per i frutti maturati in questi lunghi e intensi anni richiamando anche la parabola del Seminatore ascoltata nel passo del Vangelo di Matteo.

La vita di padre Angelo racconta di un uomo buono, profondamente legato alla sua terra, alle origini croate delle comunità di Montemitro e San Felice del Molise in cui è stato parroco per tanti anni, a una fede cristiana accolta, professata e vissuta in ogni gesto quotidiano nell’affidamento alla Vergine Maria.

Amore per le piccole cose, per le famiglie, per i giovani, per ogni fratello e sorella che ha incontrato dalla Bulgaria all’Emilia Romagna; dal Barese alla Ciociaria (ricordando i nove anni di collegio ad Anagni). Essendo stato prima Passionista e avendo studiato presso i francescani e i gesuiti; nel 2017 è stato incardinato nella diocesi di Termoli-Larino.

Fra i tanti luoghi di pace e spiritualità, va assolutamente ricordato il memorabile incontro a Roma del 1991 impresso nel cuore con Madre Teresa di Calcutta e il suo sorriso che vale più di mille parole. Padre Angelo e Madre Teresa, per più di 15 minuti hanno pregato da soli davanti al Santissimo Sacramento. Un’esperienza fortissima.

In tanti hanno partecipato alla Santa Messa presieduta dal vescovo, Claudio Palumbo, insieme ai sacerdoti diocesani, all’attuale parroco, don Pietro, con il coro di Montemitro e San Felice del Molise alla presenza dei corrispettivi sindaci Sergio Sammartino e Corrado Zara e di amici arrivati da ogni parte d’Italia (anche ex commilitoni del servizio militare) insieme ai due fratelli e familiari, alla mamma e al ricordo del papà Attilio.

Umile ma determinato sulla via del bene donato, padre Angelo, oggi parroco emerito, ha ringraziato tutti con immenso affetto per questa giornata così speciale in cui la parola più bella è proprio questa: grazie.

“Un anniversario molto bello e profondo – ha detto mons. Palumbo – gli auguri sono pieni di affetto per la persona e per quello che sta offrendo alla chiesa in questo momento particolare con le sue sofferenze”. Il vescovo ha poi evidenziato: “sono trent’anni di fedeltà di Dio. Quando una persona si rende conto che c’è una fedeltà di Dio che si incarna nella propria storia allora il cuore è pieno di gioia, si sente questa esigenza di dire grazie, ed è quello che padre Angelo fa e lo fa con noi e con tutta la sua comunità”. L’invito di mons. Palumbo, rivolto a tutti, è di “camminare oltre sempre mantenendo nel cuore la gioia dell’incominciamo adesso, di non rassegnarsi dinanzi alle difficoltà della vita perché a volte c’è un tunnel che però ha sempre una via di uscita e questa via prima o poi arriverà: come dicevano i santi Ave Maria e avanti…”.

Proprio la preghiera è al centro della vita di padre Angelo, lo è da sempre ma ancora di più oggi in cui affronta con grande dignità le fatiche del corpo. Non a caso, come ricordo del suo anniversario ha scritto e benedetto un libretto di preghiere che si aggiunge alle numerose e preziose pubblicazioni dedicate al territorio e alla Chiesa. Ha scelto di leggere quella per la sua diocesi. Ed è successa anche una cosa particolare. Un giovane ingegnere di Poggio Berni, in provincia di Rimini, ha inviato a padre Angelo un messaggio e non sapeva niente di questo libretto. Gli ha regalato una penna stilografica e ha scritto: “Una penna per la pace – e nel libretto ci sono preghiere per la pace – Una penna per scrivere preghiere. Una penna per pregare scrivendo. Una penna per pensare. Una penna per parlare agli amici, ma anche agli sconosciuti. – a cantare si prega due volte. A scrivere preghiere, quante volte si prega? – una penna che non è un’arma, ma una spada capace di difendere tutti e di sorreggere gli ultimi e i peccatori”. In copertina c’è Santa Lucia, patrona di Montemitro; un’immagine che ricorda una storia partita da lontano, dall’altra sponda dell’Adriatico. E in lei si rinnova l’affidamento amorevole per continuare insieme il cammino: “Sveta Luca mol za nas, Santa Lucia prega per noi”.

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